Il nostro governo ha recentemente varato un piano per l’Industria 4.0.

Rimandandovi ad articoli successivi, per la descrizione dei vari aspetti del Piano 4.0, è tuttavia mia intenzione provare, qui, a inquadrare, in termini generali, i mutamenti che hanno determinato l’esigenza di dotarsi di un piano organico che aiuti l’Italia a colmare un gap, sociale e produttivo, rispetto a molti paesi, competitors industriali e soprattutto focalizzare quelli che saranno le azioni complementari, sull’organizzazione aziendale che potranno aumentare l’efficacia del Piano.

L’Industria 4.0 è definito come un processo mediante il quale, le imprese, ripensano e digitalizzano i loro processi produttivi, in uno scenario globale ad alto tasso tecnologico per adeguarsi ad uno scenario economico ove  l’interconnessione tra gli agenti del mercato investe l’intera filiera produttiva.

Tale processo, oltre a traguardare la compliance normativa, deve opportunamente  valorizzare l’insieme delle misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazionee per la competitività, predisposte all’interno del Piano Nazionale Industria 4.0,  http://www.governo.it/sites/governo.it/files/industria_40_MISE.pdf, un intervento di ampia scala che andrà dalla formazione degli studenti all’incentivazione di nuovi beni e servizi. Il volume dell’impegno tra pubblico e privato e’ imponente: 13 miliardi per lo Stato, 24 miliardi la “leva” per i privati. (http://startupitalia.eu/57350-20160531-Industria-4-0-spiegazione).

In estrema sintesi, gli interventi economici di sostegno previsti dal Piano, riguardano l’Iperammortamento, il Superammortamento, la Nuova Legge Sabatini e il credito di imposta per quanto riguarda le spese afferenti alle attività di ricerca e sviluppo

CREDITO DI IMPOSTA PER ATTIVITA’ DI RICERCA E SVILUPPO

Nel Piano Nazionale Industria 4.0, la quarta rivoluzione industriale è caratterizzata da “Connessione tra sistemi fisici e digitali, analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time”. Oggi il 98% dell’informazione prodotta è già digitale e il volume dei dati è pari a 2,5 Exa byte (2,5×10^18 byte) al giorno. Un  miliardo di volte più grande della quantità di byte che molte delle offerte dei providers telefonici offrono in un mese 1 Gbyte. Un volume di dati enorme da cui si devono estrarre dei significati.

Tutte cose già viste in epoca 2.0?

La risposta è no; sia per la dimensione degli oggetti interconnessi sia per la qualità e la complessità delle interazioni.

La tecnologia ha completamente modificato le vecchie filiere produttive sostituendo, al lavoro degli uomini, algoritmi e interazioni tra sensori e processori. Dai Robot industriali e dai Computer si arriva all’utilizzo di macchine intelligenti interconnesse mediante internet e sensibili all’ambiente, con il fine di fare valutazioni e prendere decisioni.

Cambiano gli incroci tra Domanda e Offerta, si comprime l’ampiezza di mercati tradizionali a vantaggio della nascita di opportunità di Business, in nuovi mercati che apprezzano le caratteristiche di interconnessione dei prodotti nelle nuove catene produttive. Secondo l’OCSE, in Italia, il 44% degli occupati, entro il 2025, subirà un radicale cambiamento delle mansioni. Le interazioni sociali si intersecano con i processi produttivi e i quadri normativi si adeguano, con velocità differenti, ai nuovi mercati .

Questa visione che vede la maggior parte dei prodotti come un quadripolo ai cui morsetti di entrata è fornito un processo che l’oggetto della Vendita trasforma in un processo prelevabile ai morsetti di uscita, integra ciò che prima poteva essere valutato separatamente. Rende importanti i criteri d’interfaccia che in fasi industriali precedenti erano importanti solo per alcuni segmenti produttivi. Amplia la catena dei soggetti che partecipano alla funzione di trasferimento includendo, a monte e a valle dell’oggetto da produrre, elementi che in precedenza non erano valutati.

Dal fornitore di materie prime al cliente finale che utilizza, non l’oggetto, ma il servizio per il quale l’oggetto è stato prodotto e che con i propri comportamenti sociali e le proprie preferenze modifica, a ritroso, i criteri e le caratteristiche di prodotto in un periodo temporale molto breve che per la Vendita di servizi, si comprime sino al real time.

La complessità della proposizione commerciale, dovendo articolarsi con diversi canali ed integrarsi con le azioni di marketing e di CRM,  cresce al crescere dell’evoluzione tecnologica.

Le piattaforme di ERP si evolvono integrando, oltre ai processi produttivi, gli asset management, i processi di fornitura, i processi commerciali e le piattaforme che processano, in tempo reale, transazioni ed analytics.

Per comprendere, sino in fondo, quali siano i limiti di pervasività della trasformazione in atto, si pensi all’attuale capacità dei fisici che sulla base dei bisogni emergenti dell’utilizzatore finale, adattano le prestazioni di un prodotto, manipolando i singoli atomi, disponendoli nello spazio e modificando i loro legami atomici, sino a produrre nuovi materiali/oggetti che poi daranno vita a nuovi servizi che meglio soddisfano i bisogni espressi. Si superano quindi i limiti dei sistemi centralizzati, tipici delle rivoluzioni industriali precedenti, per giungere a sistemi di tipo reticolare. Sistema di Intelligenza Globale.

La trasformazione digitale richiede visione di medio lungo periodo ed impegno, non solo economico.

La Vendita (lato Offerta) di un prodotto è sempre più sostituita dalla richiesta (lato della Domanda) di una soluzione; creando la necessità che la catena produttiva dell’oggetto prodotto interagisca, dinamicamente, con la catena produttiva nella quale l’oggetto sarà integrato.

La Vendita basata sulla rete di relazioni è definitivamente sostituita dalla Vendita basata sull’efficacia competitiva e sulla creatività.

Come spesso accade le imprese rispondono, al mutamento del mercato, in due fasi, a volte colpevolmente distanti nel tempo.

Nella fase uno sono adeguate le caratteristiche dell’Offerta/Prodotto alla Domanda/Soluzione; relegando, alla fase due, l’obiettivo di migliorare l’efficienza produttiva intervenendo sull’Organizzazione dell’Impresa.

Nei sistemi reticolari, tipici dell’Industria 4.0, l’Organizzazione è di tipo decentrato.

Nel nuovo scenario, la velocità e il  modo, con la quale verrà implementata la fase due, diverrà il fattore distintivo per il successo o la sopravvivenza stessa dell’impresa.

Come sarà necessario cambiare l’Organizzazione commerciale? Come dovranno integrarsi i diversi canali di Vendita, fisici ed elettronici? Come dovranno cambiare le competenze degli appartenenti alle Forze di Vendita? Come dovranno modificarsi le tecniche di Sales Management per adeguarsi a questi mutamenti? Che tipo di leadership sarà ottimale al successo delle Strutture di Vendita?

In alcuni articoli successivi cercherò di proporvi una possibile risposta a tutti questi temi nella certezza che alcune tecniche di Sales Management,  dovranno obbligatoriamente adeguarsi al nuovo processo di Vendita che come detto, sarà interconnesso con il processo produttivo del cliente e quindi con esso risulterà interdipendente.

Chiudo questo articolo dal punto dal quale siamo partiti: l’Industria 4.0 in Italia.

Nell’ultimo aggiornamento (Marzo 2017) del suo rapporto “Digital Economy and Society Index”, la Commissione Europea, colloca l’Italia al venticinquesimo posto tra i 28 paesi analizzati.

“ Per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e l’erogazione di servizi pubblici online, l’Italia si avvicina alla media. Rispetto all’anno scorso ha fatto progressi in materia di connettività. In particolare grazie al miglioramento dell’accesso alle reti NGAN. Tuttavia, gli scarsi risultati in termini di competenze digitali rischiano di frenare l’ulteriore sviluppo dell’economia e della società digitali”

Occupare il venticinquesimo posto significa che ventiquattro economie europee hanno Strutture sociali (Capitale Umano, Reti di interconnessione informatica e Servizi digitali ) in grado di fornire alle loro Strutture economiche (imprese) le condizioni migliori per competere in un mercato globale.

Per quanto riguarda gli indicatori del DESI che definiscono il grado di integrazione delle tecnologie digitali, il rapporto, indica che: “l’Italia sta colmando il divario con l’UE per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese. Le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica sono il 30%, percentuale di molto superiore alla media UE (18%). Le pmi tuttavia ricorrono raramente ai canali di Vendita elettronici”.

La dimensione dello sforzo necessario appare evidente, al di là delle specifiche posizioni rispetto a Stato interventista e Stato facilitatore.

Solo per evocare temi molto dibattuti nel corso degli ultimi anni:  Viene prima la domanda di banda ultra larga rispetto ai piani investitori su larga scala affidati ai privati oppure la diffusione territoriale della banda ultra larga è condizione abilitante per lo sviluppo della domanda ed il riequilibrio del cosiddetto Digital Divide ?

Il recupero del gap del paese Italia è quindi un’esigenza che accomuna governo, uomini d’impresa e parti sociali.

Mai come in questo caso la nostrana metafora del cambiare le ruote ad un’auto in movimento pare assolutamente calzante.

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