Quello che cercherò di fare, in questo breve post, è provare che non esiste una possibile strategia, per le Imprese, diversa da quella che passa dalla trasformazione digitale.

Che la nostra Azienda sia una grande e secolare azienda, oppure una piccola e media azienda, per sopravvivere, nel tempo dell’Industria 4.0, si dovrà’ trasformare.

Come vedremo, dovremo fare i conti con la complessità derivante da tassi di crescita, detti esponenziali che stanno profondamente cambiando i Mercati e le modalità con le quali, le Imprese, operano negli stessi.

Per alcuni, con grandi tassi di crescita e con un crescente numero di attori economici, ve ne sono altri, più tradizionali, ove la Domanda e’ certamente inferiore alla teorica Offerta delle Imprese che in tali Mercati operano. In entrambi i casi, quello che li caratterizza è  il tasso di competitività. In molti definiscono, forse a ragione, l’attuale mercato, ipercompetitivo.

La trasformazione digitale delle imprese ha radicalmente cambiato sia la struttura sia la modalità con le quali un’Azienda nasce ed opera sul mercato.

Ma quali sono i campioni dell’Industria 4.0 ? Quali leve industriali hanno usato per affermarsi in Mercati ioercompetitivi ?

Per provare a  riflettere su quali siano i  trends di  cambiamento che si osservano, sugli agenti del mercato, analizzeremo quel piccolo, ma significativo, insieme di Imprese che fanno parte della  “Unicorn List”. Si entra in tale lista solo quando il valore dell’impresa e’ uguale o maggiore di 1B$. Un miliardo di Dollari USA

Per comprendere, sinteticamente, quanto sia sfidante il livello di competitività, basta osservare che la statistica evidenzia che ogni 10000 società che dopo un’attenta analisi, ricevono finanziamenti da parte di qualche Venture capital, solo 1 diventerà una società Unicorno.

Nel 2015 l’Osservatorio del World Street Journal ne contava 131.

A fine Dicembre 2015 l’Economist ne contava  144, verso la fine del 2016 erano 176 e a marzo 2017 erano già 186.

Ogni giorno, quindi, centinaia di start-up cercano di entrare sul mercato esistente o su nuovi mercati, tutti da definire ma solo alcune di queste si vedranno, dopo qualche tempo, riconosciuto un valore superiore ad 1B$.

Nell’ipotesi che la nascita di start-up riferite ad uno specifico mercato, sia ragionevole sintomo che un mercato esiste ed ha un valore economico da drenare, cerchiamo di capire che tipo di società sono?

Esiste una concentrazione per geografia o tipologia che ci possa indicare un trend per il mercato globale?

Il primo, significativo cambiamento, rispetto ad un passato industriale caratterizzato da grandi  imprese che producevano oggetti è che circa il 60% delle nuove iniziative industriali di grande successo economico,   sono definite “società piattaforma” e cioè Aziende il cui modello di business prevede di porsi tra chi vende e chi compra; portando, come nel caso della Società  Arb&b, i rischi ai bordi e lasciando al centro il valore delle transizioni economiche e le relazioni con i clienti.

Su quali mercati operano?

Diamo uno sguardo alle prime 20 Unicorno (www.cbinsights.com/research-unicorn-companies) :

  • 5 sono nell’industria eCommerce/Marketplace
  • 3 sono nell’industria on demand
  • 2 sono nell’industria dell’hardware
  • 2 sono nell’industria Internet Software&Services
  • 2 sono nell’industria dei Social

Le altre operano in singoli  mercati differenti.

Dove sono geograficamente collocate e quali sono gli indici di innovazione tecnologica presenti nei paesi che le ospitano? 10 negli Stati Uniti, 7 in Cina e solo 1 in Europa. Tuttavia , se confrontiamo questa collocazione geografica con la collocazione che le appartenenti alla lista Unicorno, avevano nel 2015, scopriamo che  due anni fa, erano tutte americane.

Diamo quindi qualche risposta alle domande poste in premessa. I Mercati più effervescenti e ricchi di prospettive sono quelli nei quali, la leva tecnologica, gioca un ruolo distintivo. Giova qui ricordare che l’evoluzione tecnologica non la si inventa ma la si pianifica, accuratamente, nel tempo. È  evidente la  relazione tra la tipologia dei mercati in espansione, il tasso di evoluzione tecnologica dei singoli Stati e il numero delle start-up innovative che attraggono maggior valore.

A tal proposito, il Ministero dello Sviluppo Economico, ha predisposto un quadro di riferimento nazionale che intervenendo su semplificazione amministrativa ed agevolazioni fiscali, tende a rendere l’Italia un paese più ospitale per le nuove imprese innovative e le start up.

Analizzando le statistiche di Fortune degli ultimi tre anni,  osserviamo che il numero delle società, ad alto tasso tecnologico, cresce a ritmo esponenziale.

Collocassimo, in un asse temporale, il numero delle nascite di stat-up, scopriremmo che il numero di start-up di un anno e’ paragonabile alla somma di tutte le start-up, temporalmente nate, sino all’anno precedente.

Questa poderosa crescita del numero degli attori, suggerisce il superamento di due dinamiche precise: il superamento della rigida definizione di un mercato e il superamento dell’antica presenza di attori dominanti.

I mercati modificano, dinamicamente, il loro perimetro in funzione della modifica, continua, dei bisogni da soddisfare ed aumenta il numero degli agenti attivi, con meccaniche diverse, sullo stesso mercato.

E’ il concetto di mercato polverizzato; i mercati adiacenti, prevalentemente di servizi, si mischiano e i competitors aumentano, in numero e competitività ma si riducono, in termini di dimensioni strutturali.

Il campo da gioco, comune, e’ rappresentato dalla Rete e dalla tecnologia. L’Industria 4.0.

Cambiamo la prospettiva e verifichiamo se questa lettura delle dinamiche di mercato si conferma.

Abbandoniamo i drivers  delle start-up e della Unicorn-List e concentriamoci sulla crescita del volume d’affari delle imprese.

Angora una volta, analizzando i siti di analisi statistica delle imprese, è facile osservare che i volumi di affari delle società, ad alto tasso  tecnologico, hanno tassi di crescita molto elevati, con volumi esponenziali mentre, le aziende tradizionali, laddove crescono, crescono con tassi di crescita paragonabili al tasso nominale di crescita dell’economia e volumi che si muovono con traiettoria logaritmica.

La differenza tra le due curve e i due tassi di crescita ? La trasformazione digitale.

 

Analizzando le statistiche legate alla classifica “Fortune 500” si osserva che molte aziende nascono, progrediscono, regrediscono e poi scompaiono. La vita media delle aziende è passata dai 75 anni del 1955, ai 15 anni del 2015 e tale processo  di riduzione della vita media di un’azienda, continuerà  con maggiore accelerazione.

Possiamo quindi dire che l’innovazione tecnologica ha determinato un elevato tasso di cambiamento dei mercati. Questo cambiamento  ha introdotto, nel Mercato, nuovi  soggetti, inizialmente piccoli ma molto aggressivi e che non tutte le imprese storiche sono  riuscite ad innovarsi adeguando, la propria struttura produttiva, ai tassi di cambiamento del mercato. Molte di queste sono scomparse dal Mercato.

In tale senso risulta assolutamente condivisibile l’affermazione di Jack Welch (CEO di General Electric dal 1981 al 2001) che relativamente alle necessità di innovare che hanno le aziende affermava: “ … Quando il tasso di cambiamento all’esterno di un’organizzazione supera il tasso di cambiamento all’interno dell’organizzazione la fine e’ vicina”.

La trasformazione digitale dell’Industria 4.0, con il suo alto tasso di evoluzione tecnologica, accelera queste dinamiche determinando condizioni di mercato ove, le piccole e tecnologicamente evolute start-up sottraggono, sino a determinarne la scomparsa, volumi di affari alle imprese tradizionali, inizialmente grandi ma con tassi di evoluzione tecnologica bassi.

 

In successivi post analizzeremo, con un  maggior dettaglio, cosa concretamente, significa una trasformazione digitale.

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