Mercoledì 6 Giugno 2018, a Fiorano Modenese, la rivista “Economia e Lavoro” della testata “Quotidiano Nazionale” ha organizzato un’interessante  tavola rotonda dal titolo molto evocativo :

“ Industria X.0 parte da Modena la nuova  rivoluzione del Made in Italy”.

Dopo l’universo 2.0 dei primi anni di questo decennio e l’Industria 4.0 della fine del 2016,  il titolo enfatizza l’accresciuta velocità con la quale, le onde di innovazione tecnologica, si susseguono l’una all’altra imponendo nuovi mercati e nuovi paradigmi con i quali le imprese, per evolvere o semplicemente sopravvivere, devono necessariamente confrontarsi.

In  ogni grande rivoluzione industriale vi è stato un fattore abilitante che ha concretamente contribuito alla discontinuità produttiva rispetto al passato.

Così, nei decenni finali del 1700, è stato con l’acciaio in quella che è ricordata come la “Rivoluzione Meccanica”.

Così è  stato, con l’elettricità, nella “Produzione di massa” di fine ‘800.

Nella terza, quella che oramai è alle spalle,  che è stata caratterizzata dall’automazione industriale e dalle reti di personal computer, le infrastrutture di Information Technology sono state il motore del cambiamento.

Verso la fine di quella fase, la terza, abbiamo  spesso sentito parlare della neutralità della rete; quel principio giuridico, promosso dall’amministrazione di Barack Obama che con il concetto di “Democrazia Digitale” promuoveva una Rete priva di discriminazioni.

Tutti i bit che passano sul web sono uguali e come tali vanno trattati; significando, cioè che non sia possibile discriminare il tipo di traffico in relazione ai contenuti che li hanno determinati.

Le Imprese ed i consumatori  percependo e ritenendo la connettività una risorsa “non scarsa e non differenziante”, non erano disposti a dedicare loro troppo del loro budget; determinando così, proprio quando le esigenze di investimenti in R&D cresceva,  una drammatica compressione di Ricavi  di un intero comparto industriale. Quello delle telecomunicazioni.

Ma come spesso è già accaduto nella storia i nuovi bisogni e i nuovi mercati hanno rapidamente mutato lo scenario.

Nella quarta rivoluzione industriale, quella dell’industria X.0, dell’Intelligenza Artificiale, dei Big Data, della Realtà Virtuale e dell’Internet delle cose, le Reti di Nuova Generazione, le Reti 5G, si candidano ad essere i veri motori rivoluzionari.

In casa mia, una famiglia di tre persone, 5 anni fa esistevano solo 8 dispositivi connessi contemporaneamente in Rete e in famiglia, avevamo una capacità di immagazzinamento dati di circa 200 Giga Byte.

Oggi, sempre in casa mia, il numero dei dispositivi che possono risultare connessi alla Rete si sono moltiplicati arrivando al numero di 30.

Oltre ai 3 cellulari, i 2 tablet, i 2 Computer e 1 Xbox di cinque anni fa ci sono

2-3 cellulari degli amici, ospiti, di mia figlia

1 Dispositivo di ricezione satellitare, 3 Smart TV, 2 Sistemi di Storage, 1 frigorifero smart, 1 lavatrice smart, 4 Split di condizionamento , 3 dispositivi wereable, 1 sistema di allarme, 2 telecamere e1 bilancia.

La capacità di immagazzinamento dati è passata dai 200 Giga Byte di cinque anni fa ai 7000 Giga Byte di oggi.

Le applicazioni “social” dei nuovi bisogni digitali hanno radicalmente modificato I mercati competitivi e tali modifiche hanno richiesto, da parte delle imprese, nuove modalità di produzione.

La digitalizzazione dei processi produttivi che viene definita Industry 4.0, ha reso interconnesse ed integrate macchine e sistemi che solo 2 anni or sono, lavoravano e producevano in modalità autonoma.

Oggi reti di sensori ed attuatori guidano i torni delle officine, controllano con precisione le dimensioni e la qualità della produzione alimentando, con un flusso poderoso di dati, la possibilità di interagire, in termini di processo produttivo,  dalla produzione della materia prima sino alle fasi di consegna dei prodotti finiti ai clienti utilizzatori.

La bilancia si connette con il mio braccialetto (Fitness Tracker), aggiornando il mio consumo di calorie e postando, sul mio “social” preferito, i miei progressi. Il frigorifero smart verificherà se i cibi previsti dalla mia dieta sono presenti e se necessario, effettuerà l’ordine ad Amazon.

In casa mia, come nell’Industria, i tre elementi che più di ogni altro hanno   osservato questa spaventosa crescita sono:

Il numero degli elementi connessi, la velocità computazionale e la quantità dei dati prodotti ed utilizzati.

Questi elementi caratterizzano l’integrazione, nella catena del valore, dei produttori delle materie prime e i clienti finali che con il loro uso quotidiano, del prodotto acquistato, ne determinano le fasi e le caratteristiche dei futuri sviluppi.

Quella che dal lato degli utilizzatori è una fantastica semplificazione d’uso e  razionalizzazione dei processi, dal lato dei fornitori di tecnologia, è un sfida, sempre più impegnativa, per governare la crescente  complessità.

Per gestire il numero crescente degli indirizzi dei dispositivi connessi che altrimenti rischiavano di saturarsi,  siamo dovuti passare da protocolli che definivano gli indirizzi, di computer o sensori, mediante l’elaborazione di 32 bit (IPv4), a protocolli che esprimono, mediante 128 bit,  i nuovi indirizzi.

Oggi siamo in grado di indirizzare, per ogni metro quadrato della crosta terrestre, un numero di dispositivi superiore al numero delle stelle osservabili, mediante i più moderni telescopi, nelle galassie che ci circondano.

Esiste però una profonda differenza tra la velocità di risposta necessaria a raccogliere, da un sensore remoto, l’indicazione di una temperatura o della quantità di liquido residuo, in un serbatoio e la velocità di risposta necessaria, in un sistema di robotica chirurgica “da Vinci”, oramai normalmente utilizzato per la sostituzione delle valvole cardiache o per l’asportazione della prostata.

Quale velocità di risposta e  quale grado di sicurezza sono necessari per connettere ed integrare i segnali e i dati dei dodici sensori, le 8 telecamere ed il sistema radar dei sistemi automatici di guida di ogni singola autovettura Tesla in circolazione?

Per consentire questa rivoluzione tecnologica, la Commissione Europea, nel Marzo di questo anno, ha disposto la liberazione e destinazione, entro l’anno 2020,  di diverse bande di frequenza dello spettro radio, a favore delle Reti 5G.

Tali bande, per le quali l’Italia ha ricevuto una deroga di 2anni,  relativamente alla loro effettiva disponibilità, consentiranno di coniugare le esigenze di riduzione delle interferenze, tipiche di ambienti con tassi di riuso di frequenza molto elevati (micro cell in bande micrometriche 3,8 GHz o 26 GHz), con gli elevati livelli di copertura radioelettrica a basso costo e basso consumo energetico tipici di ambienti, in-door, nei quali si troveranno molti dei dispositivi IOT.

Reti di un  domani che sono oramai “oggi”, devono poter gestire, in un miliardesimo di secondo (1nano secondo) , in uno spazio piccolissimo, l’interconnessione di un numero di dispositivi molto più grande dei milioni di granelli presenti in una manciata di sabbia (circa 8 milioni) garantendo, ad ognuno di essi, una prestazione di velocità e sicurezza specifica per la singola operazione a cui, quel dispositivo, è dedicato.

Come accade oggi con i Sistemi Operativi, i Partner potranno sviluppare, sulla Rete nuovi servizi e la Rete dovrà quindi saper rispondere, adattandosi automaticamente, alle esigenze di comunicazione massiva (> 1 milione per Km quadro) dei dispositivi IOT per i quali, la Commissione Europea, prevede una crescita di numero sino a 74,5 miliardi nel 2025; come  alle esigenze di comunicazione “critiche” nelle quali la latenza richiesta è inferiore ad 1 ms (Automotive , UHD Video, Public Safety)

Siamo quindi ben lontani dalla percezione di ”commodity” a cui, le reti di interconnessione, erano relegate.

La rivoluzione 5G, con la sua tecnologia abilitante, consentirà di effettuare un salto quantico nella velocità di accesso ai dati:

 

Quali servizi nasceranno sfruttando queste nuove potenzialità ?

Come cambieranno gli attuali servizi per adattarsi a quelli che saranno i nuovi bisogni stimolati dalla tecnologia?

Non facciamoci illusioni, l’industria e il mondo di oggi, ma soprattutto il mondo dei prossimi cinque anni, è e sarà, un mondo di grandi potenzialità ma assai selettivo, competitivo e soprattutto complesso.

E’ quindi necessario che a questo nuovo mondo, le Aziende, si approccino con i giusti investimenti, partner e con le giuste competenze poiché il concetto di tecnologia abilitante,se è certamente connesso con i concetti di produttività e nuovi mercati è, altrettanto, stabilmente connesso al tema, sempre più globale, della competitività.

In un mondo che corre e si innova chi rimane indietro è destinato a soccombere e i prodotti ed i servizi, Made in Italy, per allargare i loro confini, hanno bisogno di tecnologia.

 

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